Lisbona, raggiunta l'intesa nella notte: un testo
di 255 pagine
che detta le regole di funzionamento dell'Unione a 27 e, poi, a
30
Accordo fatto con Italia e Polonia
la Ue approva
il suo nuovo trattato
Roma ottiene 73 deputati (in totale saranno 751)
come la Gran Bretagna
Varsavia avrà la "clausola di Ioannina" che voleva a
tutti i costi
Prodi e D'Alema con il premier e il ministro degli esteri
portoghesi Socrates e
Amado
LISBONA - L'Italia
ottiene un deputato in più (73 come la Gran Bretagna), la Polonia avrà la
"clausola di Ioannina" che le permetterà di congelare per qualche mese le
decisioni prese a maggioranza. Ma nella notte di Lisbona l'Europa approva il suo
trattato di riforme istituzionali e può finalmente rimettersi in cammino.
Due anni e mezzo dopo la vittoria del no nei referendum in Francia e
Olanda sulla Costituzione, il Consiglio europeo di Lisbona ha dato il via libera
al nuovo testo di 255 pagine che detta le regole per il funzionamento dell'Ue
allargata a 27 e presto forse a 30. Gli ultimi scogli sono stati superati con
una maratona negoziale di sette ore condotta dal premier portoghese e presidente
di turno, Josè Socrates, che ha portato all'intesa con l'Italia e la Polonia.
"Ora l'Europa è più forte, ha superato la sua crisi istituzionale", ha
commentato visibilmente soddisfatto Socrates dopo l'una di notte, le due in
Italia. Il nuovo Trattato sarà firmato a dicembre a Lisbona, 50 anni dopo i
Trattati di Roma.
Per Romano Prodi il compromesso sulla redistribuzione
dei seggi all'Europarlamento dà "molta soddisfazione" all'Italia ed è anche "un
riconoscimento del lungo lavoro di collante" che ha svolto nell'Ue. "Abbiamo
messo le cose a posto" L'Italia si opponeva alla perdita della parità con
Francia e Gran Bretagna prevista dalla risoluzione Lamassoure-Severin, che da 78
seggi per tutte e tre li riduceva a 74 per la Francia, a 73 per la Gran Bretagna
e a 72 per l'Italia. Ora l'Italia ne ha ottenuto in più, 73, gli stessi dei
britannici. Ciò è stato possibile portando da 750 a 751 il totale degli
eurodeputati, anche se il presidente dell'Europarlamento sarà conteggiato a
parte in quanto per prassi non vota. Con questi numeri si andrà a votare per le
europee del 2009 mentre per quelle successive, nel 2014, si raccomanderà al
Parlamento europeo di prevedere una nuova redistribuzione basata sul criterio
della cittadinanza e non della residenza (come previsto dall'articolo 9A del
nuovo Trattato). Un criterio che premia l'Italia per i suoi tanti cittadini
residenti negli altri Paesi Ue.
Per Prodi il varo del Trattato segna "la fine di un
lunghissimo periodo di difficoltà della storia europea" e permette all'Ue di
"ricominciare a operare in modo tranquillo". "Noi non siamo dei piantagrane", ha
sottolineato il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, "abbiamo posto un
principio,l'Europa ne ha preso atto e ha fatto uno sforzo".
L'accordo
con la Polonia, invece, è un compromesso sulla "clausola di Ioannina", di cui
Varsavia chiedeva l'inserimento nel Trattato. Il meccanismo, che prende il nome
dalla località greca dove venne definito e permette a un gruppo di Paesi di
congelare per alcuni mesi una decisione approvata a maggioranza, sarà trasferito
da un allegato a un protocollo vincolante e avrà quindi un valore giuridico
superiore.
La Polonia vuole mantenerlo almeno fino al 2017, in modo da
poter condizionare il prossimo negoziato sulle prospettive finanziarie dell'Ue.
Varsavia, ottiene inoltre un avvocato generale permanente alla Corte europea di
giustizia di Lussemburgo.
Il presidente polacco Lech Kaczynski, atteso
domenica dalle elezioni politiche che sono anche un referendum sull'operato suo
e del fratello gemello, il premier Jaroslaw, ha tenuto duro fino in fondo per
strappare il massimo possibile. Prodi ha assicurato comunque che "non è stato
fatto alcun passo indietro" sul trattato, "non c'è stato un compromesso sul
compromesso". Il nuovo Trattato ricalca il mandato che era stato dato in giugno
alla Conferenza intergovernativa, dopo un estenuante negoziato proprio con la
Polonia. Introduce, tra l'altro, il voto in Consiglio a doppia maggioranza (il
55% degli Stati e il 65% della popolazione) a partire dal 2014.
(
19 ottobre
2007)