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AssoDILIT

EUROPA

Associazione per la diffusione della lingua e cultura italiana

Parlare e scrivere la nostra lingua e conoscere quella degli altri

a cura di Gianni Copetti e Giuseppe Rosin

NOTIZIARIO ASSODILIT in lingua italiana

notiziario numero 97 della ASSODILIT

1 MARZO 2010


numero_97__notiziario_della_assodilit__1_marzo_2010.doc

NOTIZIARIO NUMERO 96

18 FEBBRAIO 2010


numero_96__notiziario_della_assodilit__18_febbraio_2010.doc

NOTIZIARIO DELLA ASSODILIT N° 95

15 febbraio 2010


numero_95__notiziario_della_assodilit__15_febbraio_2010.doc

il notiziario 94 della ASSODILIT é in rete

5 febbraio 2010


numero_94__notiziario_della_assodilit__5_febbraio_2010.doc

notiziario numero 93

1 febbraio 2010


n_93__notiziario_della_assodilit_febbraio_2010.doc

NOTIZIARIO N° 92

28 GENNAIO 2010


n_92__notiziario_della_assodilit_gennaio_2010.doc

NOTIZIARIO NUMERO 91 DELLA ASSODILIT

20 GENNAIO 2009

RICORDIAMO AI NOSTRI LETTORI CHE L\'ASSODILIT VIVE CON LE SOLE ADESIONI DEI SUOI ISCRITTI

ADERISCI ANCHE TU CON  20 EURO PER L\'ANNO 2010 VERSANDO SU CONTO DELLA ASSOCIAZIONE

N° 310-1256506-54 

GRAZIE



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siamo al notiziario numero 90

16 gennaio 2010

E APERTA  LA CAMPAGNA DI ADESIONE /RINNOVO ALLA ASSODILIT PER IL 2010 - aiutaci anche tu a portare avanti le nostre attività, versa oggi 20 euro  sul conto della assodilit  n° 310-1256506-54

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siamo al numero 89 del nostro notiziario

30 dicembre 2009

L\'assoDILIT  AUGURA A TUTTI I LETTORI UN FELICE ANNO 2010



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LEGGI LEGGI IL NUOVO NOTIZIARIO NUMERO 88 DELLA ASSODILIT

19 DICEMBRE 2009


n_88__notiziario_della_assodilit_dicembre_2009.doc

LEGGETE IL NOTIZIARIO NUMERO 87 DELLA ASSODILIT

15 DICEMBRE 2009


n_87__notiziario_della_assodilit_dicembre_2009.doc

notiziario numero 86 della nostra associazione

8 novembre 2009


n_86__notiziario_della_assodilit_dicembre_2009.doc

NOTIZIARIO N° 85 della nostra associazione

25 novembre 2009


n_85__notiziario_della_assodilit_novembre_2009.doc

NOTIZIARIO NUMERO 84 DELLA ASSODILIT

24 NOVEMBRE 2009


n_84__notiziario_della_assodilit_novembre_2009.doc

il notiziario numero 83 della assodilit

14 novembre 2009


n_83__notiziario_della_assodilit_novembre_2009.doc

notiziario numero 82

13 novembre 2009


n_82__notiziario_della_assodilit_novembre_2009.doc

LEGGI IL NOTIZIARIO NUMERO 81 contiene vari argomenti di sicuro interesse

5 nov. 2009


n_81_notiziario_della_assodilit_novembre_2009.doc

leggete il notiziario numero 80 dell;a assodilit

4 novembre2009

si apre un grande  dibattito sulla storia del crucifisso nelle scuole italiane.

esprimete pure voi la vostra opinione, SCIVETECI



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ESCE IL NUMERTO 79 DEL NOSTRO NOTIZIARIO

3 NOVEMBRE 2009


n_79_notiziario_della_assodilit_novembre_2009.doc

LEGGI IL NOTIZIARIO NUMERO 78

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NOTIZIARIO NUMERO 77

27 OTTOBRE 2009


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notiziario numero 76

15 ottobre 2009


n_76_notiziario_della_assodilit_ottobre_2009.doc

ESCE IL NOTIZIARIO NUMERO 75

11 OTTOBRE 2009

IL SITO ANNOVERA BEN 13.130 VISITE .

invitiamo i lettori a scrivere e trasmetterci articoli di carattere culturale.

IL SITO E APERTO A TUTTE LE INFORMAZIONI E MANIFESTAZIONI DI CARATTERE LINGUISTICO E CULTURALE



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ECCO IL NUMERO 74 DEL NOSTRO NOTIZIARIO

27 SETTEMBRE 2009


n_74_notiziario_della_assodilit_settembre_2009.doc

vi invitiamo a leggere il nostro notiziario numero 73 della ASSODILIT

BUONA LETTURA



n_73_notiziario_della_assodilit_settembre_2009.doc

NOTIZIARIO NUMERO 72 DELLA ASSODILIT



n_72_notiziario_della_assodilit_settembre_2009.doc

vi invitiamo a leggere il nostro notiziario numero 69



n_69_notiziario_della_assodilit_e_associazioni_riunite_settembre_2009.doc

notiziario n 66 della assodilit

COMUNICATI STAM

A settembre l\'inaugurazione

A ROMA NASCE IL MUSEO DELL\'EMIGRAZIONE ITALIANA



 

Roma - (Pronto Italia) - Nasce il Museo Nazionale dell\'Emigrazione Italiana. Sara\' inaugurato il 25 settembre ed allestito negli spazi della Gipsoteca del Vittoriano. Il Museo, promosso dal ministero degli Esteri con la collaborazione del ministero per i Beni culturali, nasce alla vigilia di un appuntamento importante come il 150° anniversario dell\'Unita\' dell\'Italia ed intende rappresentare l\'emigrazione nel corso di un intenso secolo di storia nazionale.

\'\'Si tratta di una idea nata da molto tempo su cui aveva lavorato il sottosegretario agli Esteri, Franco Danieli, e portato a compimento da questo governo\'\'. Spiega Alfredo Mantica, sottosegretario agli Esteri, durante la presentazione del progetto avvenuta a Roma, al Vittoriano. \'\'Con questo Museo - aggiunge Mantica - vogliamo reinserire nella storia d\'Italia quella storia sconosciuta delle nostre comunita\' all\'estero. Sara\' quindi un luogo della memoria, la casa degli italiani e un luogo che ricorda quanto sia stata difficile e complicata l\'Unita\' d\'Italia\'\'.

\'\'Vorrei che fosse il Museo dell\'italianita\'; non il Museo della vergogna e della nostalgia, bensi\' dell\'orgoglio italiano, della partecipazione e del dialogo con le comunita\' italiane all\'estero\'\'. Sottolinea Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, a cui fa eco Louis Godart, consigliere Culturale del Presidente della Repubblica Italiana. \'\'Sara\' un Museo dell\'italianita\' ma anche un viaggio nel dolore e nella speranza perche\' e\' incontestabile che chi lascia la sua patria per andare altrove a cercare lavoro provi dolore. Ma - aggiunge - sara\' anche un viaggio nella speranza pensando al contributo che gli emigrati hanno dato nei paesi che li hanno ospitati e come la loro presenza e la loro operosita\' abbia contribuito a fare amare l\'Italia all\'estero\'\'.

Per la prima volta nella storia italiana viene messo a sistema l\'immenso patrimonio storico e culturale italiano inerente l\'emigrazione. \'\'Senza l\'emigrazione la storia d\'Italia e\' incompleta - spiega Lorenzo Prencipe, presidente del Centro studi emigrazione di Roma (Cser) - Per capire come la nostra nazione sia cresciuta e si sia sviluppata e\' necessario capire la storia di milioni di italiani che hanno lasciato le loro regioni per andare all\'estero e ritrovarsi in una identita\' piu\' ampia, cioe\' quella di \'italiani all\'estero\'. Questo Museo vuole squarciare il velo di silenzio che ha accompagnato la storia dell\'emigrazione italiana in tutti questi anni\'\'.

Il Museo dell\'emigrazione sara\' costituito da tre sezioni principali: quella storica di riferimento, espositivo regionale, un viaggio interattivo nell\'emigrazione italiana. Il periodo storico rappresentato va dall\'Unita\' d\'Italia fino ai nostri giorni. Si tratta di 150 anni di storia in cui la storia del nostro Paese si e\' modificata e in cui l\'emigrazione ha avuto un ruolo determinante sia nel definire l\'unita\' che l\'identita\' nazionale. Il percorso storico si sviluppa in cinque sezioni attraverso materiale di diverse tipologie che comprendono la letteratura, cinematografia, documentari, musica, testimonianze audio, foto, giornali e riviste d\'epoca, frasi significative, oggetti caratteristici, date salienti. Ampio spazio alle presenze regionali attraverso la partecipazione degli assessorati, delle istituzioni e delle associazioni regionali legate al tema dell\'emigrazione, oltre all\'approfondimento delle caratteristiche migratorie peculiari di ogni singola regione. Proprio per questa sua vocazione regionale il Museo diventera\' presto itinerante, in ogni singola regione portera\' documenti, storie, immagini che rappresentano quel territorio. Intanto, a settembre, dopo l\'inaugurazione, il Museo dell\'Emigrazione Italiana fara\' la sua prima uscita partecipando in Germania alla riunione con gli altri musei del mondo che si occupano di emigrazione.

PAQuando i migranti eravamo noi
\"I nostri morti gettati nell\'oceano\"

di GIULIA VOLA

 

BUENOS AIRES - Loro muoiono nel Mediterraneo. Quando gli emigrati eravamo noi, morivamo nell\'Atlantico. \"Buttarono nell\'Oceano donne, un bambino e molti vecchi, in tutto quasi venti persone. Così raccontava mio padre\". Maria Dominga Ferrero vive in provincia di Cordoba, in Argentina, nella casa che suo padre comprò quando, nel 1888, arrivò alla \"Merica\" a bordo del \'Matteo Bruzzo\'. Una casa con i muri bianchi, la cucina grande, le stanze ariose e l\'orto nel retro. \"In barca gli dicevano \'coma esto, gringo de mierda\', mangia questo. Era pane e vermi. Vide morire di fame una donna incinta. Ma cosa poteva fare?\".

Maria parla un po\' in piemontese e un po\' in castigliano, mentre gira la minestra di verdure che bolle sul fuoco. \"La solfa era la stessa. La differenza era che se sopportavi il male potevi fare suerte, fortuna. Non come capita agli immigrati che oggi vanno in Italia. A l\'è vera? Non è vero?\". La domanda rimane sospesa, Maria apre i cassetti, cerca ricordi. \"Mio padre - dice - all\'inizio vendeva la verdura che coltivava ma nessuno capiva la sua lingua. Così vendeva tutto a 5 centesimi\".

Loro, i sopravvissuti di oggi, vengono rinchiusi nei Cie, i Centri di identificazione ed espulsione. Noi finivamo negli Alberghi degli immigrati gestiti dallo Stato o nei Conventilli in mano ai privati. Felicia Cardano è molto anziana, ma ricorda bene i racconti di famiglia: \"Mio padre arrivò a Buenos Aires nel 1889 a bordo del \'Frisca\'. Durante il viaggio morirono il suo migliore amico e altre trenta persone. Lo misero all\'Hotel della Rotonda, un enorme baraccone di legno, dove si stava stipati come sardine insieme ai pidocchi e alla puzza. Si poteva rimanere al massimo cinque giorni, il tempo di trovare un lavoro in città o nei campi, dove era più facile\".

Scenari confermati da Luigi Barzini che così scriveva sul Corriere della Sera nel 1902: \"L\'Hotel degli emigranti (lo chiamano Hotel!) ha una forma strana, sembra un gasometro munito di finestre (...). L\'acre odore dell\'acido fenico non riesce a vincere il tanfo nauseante che viene dal pavimento viscido e sporco, che esala dalle vecchie pareti di legno, che è alitato dalle porte aperte; un odore d\'umanità accatastata, di miseria (...). Più in alto, le tavole serbano dei segni più vivi di questo doloroso passaggio: li direi le tracce delle anime. Sono nomi, date, frasi d\'amore, imprecazioni, ricordi, oscenità raspati sulla vernice o segnati colla matita, talvolta intagliati nel legno. Il disegno più ripetuto è la nave; il loro pensiero guarda indietro!\".


Gli stessi graffiti ricoprono adesso le pareti dei Cie, memoria recente del transito dei migranti di oggi, stranieri di tutto il mondo, che lavorano nei cantieri, nei campi, nelle cucine dei ristoranti, nelle case, invadono i quartieri, contaminando le loro e le nostre abitudini. Noi, i \"gringos\" di allora, invadevamo \"le passeggiate perché sono gratuite, le chiese perché credenti devoti e mansueti, gli ospedali, i teatri, gli asili, i circoli e i mercati\": così scriveva infastidito all\'inizio del secolo il sociologo argentino Ramos Mejía.

Numeri alla mano, dal 1886 al 1889 gli emigrati partiti da Genova e sbarcati a Buenos Aires raddoppiarono da 43mila a 88mila. Nel 1897 nel porto argentino erano già sbarcati un milione di italiani. Nel 1895, su 660mila abitanti di Buenos Aires, 225mila erano dei nostri. In provincia di Cordoba i 4.600 del 1869 diventarono 240mila nel 1914. Muratori, fabbri, falegnami, calzolai, sarti, fornaciai, meccanici, vetrai, imbianchini, cuochi, domestici, gelatai e parrucchieri: non avevamo concorrenza.

\"Si lavorava da matin a seira e la domenica si andava a messa ben vestiti - raccontano le sorelle Fusero, nipoti di Bartolomeo arrivato a Buenos Aires il 22 novembre 1905, a 22 anni - . I bambini mangiavano il gelato, le donne bevevano la limonata e gli uomini il vermouth. Si cantava Quel mazzolin di fiori, La Piemontesina e Ciao bela mora ciao, si giocava a bocce e si chiacchierava. La sera si mangiava la bagna càuda e prima di andare a dormire si pregava: il parroco dovette imparare il piemontese perché le donne, non riuscivano a confessarsi. Nduma bin! Eravamo messi bene! Siamo nati tutti nella stessa camera, all\'ombra di un magnolia nata da un seme portato dall\'Italia\".

Centoventi anni dopo, i nuovi migranti inseguono in Europa il posto migliore dove vivere. Poi chiamano a raccolta il coniuge, i figli, il fratello, l\'amico. Nel frattempo mandano i soldi a casa. \"Noi, poveri e affamati di allora, andavamo a fare l\'America - racconta la nipote di Giuseppe Caffaratti, torinese arrivato in Argentina nel 1890 a 15 anni - perché peggio di com\'era in Italia non si poteva: era uno sgiai, uno schifo\". \"Emigravamo per mangè\", racconta Reinaldo Avila, nipote di Giuseppe partito da Caraglio, in provincia di Cuneo, nel 1883. \"Mio nonno era un contadino ignorante, si è spaccato la schiena nei campi. Oggi qui tocca ai boliviani e in Italia agli africani. È la vita\".

Loro, i profughi di oggi, scappano dalle guerre moderne, dalla miseria dell\'Africa, dell\'Asia e dell\'Est europeo. Noi, vittime di allora, fuggivamo dalla Grande Guerra. Racconta Margherita Lombardi, nipote di Clelia scappata da Alessandria: \"Mia zia perse un figlio in battaglia nel 1916 e un altro nel viaggio sull\'Oceano. Si salvò solo lei\". Si fuggiva dalle cartoline precetto, il terrore delle madri: \"Meglio un figlio lontano ma vivo che vicino ma sotto terra, disse mia nonna a mio padre Fernando - racconta Gladis Fiacchini - . Siamo cugini di Renato Zero, ma abbiamo perso i contatti: mio padre non volle mai più ritornare indietro\".

Altri fuggivano dopo aver visto la morte in faccia. \"Ci imbarcammo sulla \'Filippa\' senza documenti e senza un soldo il giorno dopo che Miguel tornò dal campo di concentramento in Germania\", ricorda Letizia Garessio. Suo marito, Miguel Bautista Pistone, argentino nato da italiani emigrati in America a metà \'800, era tornato in Italia dopo aver fatto fortuna e durante la guerra era finito in un campo di concentramento: \"Miguel era pelle e ossa - dice Letizia - , che cosa potevano fargli? Chi gli avrebbe impedito di salvarsi?\". Gli dico che ora l\'Italia respinge i profughi che vengono dal mare: \"Meno male che siamo nati un secolo fa e che siamo scappati qui - commenta - . Miguel tornò in Italia solo una volta per vendere tutto e comprare una casa qui\".

\"Mio padre scappò da Fossano e dalla guerra che gli aveva ucciso un fratello - racconta Antonio Caballero - , aveva 17 anni e fin dal primo giorno cominciò a dimenticare l\'Italia. Non ho mai parlato con i miei parenti rimasti a casa. Non ho mai imparato l\'italiano perché nessuno me l\'ha mai insegnato. Nessuno di noi ha fatto fortuna, semplicemente siamo sopravvissuti\".

I migranti di oggi arrivano in Italia con il sogno di guadagnare per poter tornare in patria. Ma anche loro spesso finiscono per mettere radici. Come il nonno di Teresa Burdone, piemontese emigrato in Argentina alla fine dell\'Ottocento: \"Quasi tutti noi - dice Teresa - , figli o nipoti di italiani, abbiamo la doppia cittadinanza e un\'altra vita da vivere, ma il cognome ci ricorda che siamo stranieri da sempre\".

 

LA BUSTINA DI MINERVA

Ma va pensiero...

di Umberto Eco

Ecco come si arrivò al decreto che al posto dell\'inno nazionale istituì tanti inni dialettali per le venti regioni. Da \"El purtava el scarp del tennis\" a \"Funiculì Funiculà\" fino a \"Ciuri ciuri\"

 

Quando Bossi entrò in possesso di un filmato in cui si vedeva Berlusconi, vestito da Renato Zero anni sessanta, che si faceva fustigare da una escort travestita da Maschera di Ferro Ovvero il Segreto della Bastiglia, il presidente del consiglio era ormai nelle sue mani. E infatti la Lega ottenne subito un decreto legge che aboliva \"Fratelli d\'Italia\" come inno nazionale e lo sostituiva con \"Va pensiero\". L\'universo leghista entrava tuttavia in crisi quando Calderoli, informato da un collega dentista melomane, si rendeva conto che \"Va pensiero\" non solo era il canto di alcuni esuli ebrei, ma esprimeva il dolore di chi non celebrava una regione conquistata bensì anelava a un patria perduta - e in ogni caso, come aveva osservato Raffaele Lombardo con meridionale intuizione, quella geremiade menava gramo. Inoltre Fini, con sorrisini sarcastici, aveva cominciato a dire che gli andava benissimo un inno scritto da un grande patriota come Verdi, che esprimeva a puntino lo stato d\'animo risorgimentale e il sogno di una nuova Alleanza Nazionale.

A questo punto le Lega intera si era ribellata a Bossi che era stato costretto a chiedere a Berlusconi un nuovo decreto legge, facendo leva su un altro filmato (entrato fortunosamente in suo possesso) che mostrava il presidente del consiglio che, toltesi le scarpe, si era travestito da Brunetta, e si faceva fustigare da Letta che, messe le scarpe del presidente, si era travestito da Ciccio Ingrassia.

Il nuovo decreto istituiva al posto dell\'inno nazionale tanti inni dialettali quante erano le venti regioni, e ordinava che nelle occasioni ufficiali dovesse essere eseguito solo l\'inno regionale.

Per certe regioni la scelta era stata facile: la Liguria aveva subito adottato \"Cibben che son piccinn-a - ghe l\'ho comme mæ moæ: - a pâ ?na barca a veja - con tûtti i sò mainæ!\", mentre in

Piemonte ai sostenitori de \"La bella Gigogin\" si opponevano coloro che lo ritenevano troppo risorgimentale e proponevano in alternativa \"Ricordi quelle sere passate al Valentino\"; accorgendosi però all\'ultimo momento che non era in dialetto torinese, e ripiegando su \"Maria Gioana a l\'era an sl\'uss - a l\'era an sl\'uss ch\'a la filava oh! (bis) Trullalalà!\". La Lombardia, ispirandosi anche al Capo leghista, aveva scelto \"El purtava el scarp del tennis\", il Trentino Alto Adige optava decisamente per la Marcia di Radetsky, il Veneto si attestava su \"La biondina in gondoleta - l\'altra sera gò menà\" e il Friuli Venezia Giulia, scartati \"Le campane di San Giusto\" e \"Vola Colomba bianca vola\", troppo nazional- irredentisti, ripiegava su \"Ciribiribin, paghè \'na bira, Ciribiribin, no go moneda, Ciribiribin, doman de sera, Ciribiribin, la pagherò!\".

Per la Toscana era sembrato quasi naturale scegliere \"La porti un bacione a Firenze\", ma si erano opposte Lucca, Pisa e Livorno, iniziando una faida dagli esiti incerti. Pisa voleva, benché in italiano, \"Evviva la torre di Pisa\", per Livorno \"Il Vernacoliere\" aveva preparato un inedito \"La topa c\'è\", e i lucchesi, per orgoglio pucciniano, dialetto a parte, volevano \"Un bel di\' vedremo levarsi un fil di fumo\", dove l\'atteso fil di fumo avrebbe dovuto evidentemente provenire da Pisa in fiamme. Per conto proprio, Prato aveva scelto un inno cinese.

La Lega aveva provocatoriamente suggerito per la Capitale \"Roma non far la stupida stasera\" (o almeno \"Arrivederci Roma\") ma i romani avevano opposto \"È mejo er vino de li castelli che questa zozza società\". Più dura la faccenda a Napoli dove si scontravano i sostenitori di \"O sole mio\" con quelli di \"A Marechiare\" e infine tra i due litiganti godeva il terzo e veniva scelto \"Funiculì Funiculà\". Trascuriamo per ragioni di spazio le scelte di altre regioni, ricordando al massimo l\'Abruzzo con \"E vola vola vola vola e vola lu pavone\", e la Sicilia con \"Ciuri ciuri ciuri di tuttu l\'annu, l\'amuri ca mi dasti ti lu tornu...\".

I problemi erano sorti in campo sportivo. Una tesi radicale voleva che non esistesse più una squadra nazionale degli azzurri ma che nei campionati internazionali si misurassero, che so, il Chievo con l\'Argentina o la Sampdoria con l\'Inghilterra. Non avendo la federazione internazionale accettato una simile complicazione degli accoppiamenti, si era accettato che giocasse per l\'Italia una squadra detta degli Arlecchini, con maglia a losanghe multicolori, e si cantasse all\'inizio un pout pourri di tutti gli inni regionali. Il delicato collage melodico veniva affidato ad Apicella ma il risultato sembrava piuttosto una composizione di Sylvano Bussotti, dallo spartito illeggibile, che i calciatori facevano molta fatica a memorizzare e cantare. Per cui si era ripiegato sul coro a bocca chiusa dalla \"Butterfly\" che, essendo roba giapponese, non evocava nessun risorgimento.



notiziario_n°_66_settembre_2009_assodilit_e_associazioni_riunite.doc

NOTIZIARIO N° 65 della assoDILIT -

26 AGOSTO 2009

I nostri notiziari escono sempre in collaborazione con le altre associazioni

le visite al nostro sito sono alla data odiena di 14.000



notiziario_n°_65_agosto_2009_assodilit_e_associazioni_riunite.doc

esce il numero 61 del notiziario della assoDILIT

4 GIUGNO 2009


n._61__notiziario_della_assodilit__europa__giugno_2009.doc

il NOTIZIARIO NUMERO 60 DELLA ASSODILIT

1 GIUGNO 2009


n._60__notiziario_della_assodilit__europa__maggio_2009.doc

UNA BELLA INIZIATIVA proposta da Sergio Vecchi



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esce il numero 58 del nostro notiziario fatto con la collaborazione delle altre associazioni

23 maggio 2009


58__notiziario_della_assodilit__europa___17__maggio_2009.doc

NUMERO SPECIALE 57 DELLA ASSODILIT

APRILE 2009


speciale N 57 Notiziario della Assodilit Europa 17 aprile 2009.doc

SOTTOSCRIZIONE VOLONTARIA A FAVORE DELLA ASSODILIT

23 aprile 2009
Parlare e scrivere la propria lingua e conoscere quella degli altri ASSODILIT@GMAIL.COM WWW.ASSODILIT.ORG Il sito della Associazione Assodilit é completamente gratuito. Tuttavia, mantenerlo in vita ha un costo e richiede il lavoro di una redazione e di un gran numero di collaboratori. Data la quasi assenza di pubblicità sul sito, la nostra unica fonte di sostentamento proviene dalle volontarie sottoscrizioni dei nostri lettori. Tutto ciò che vi chiediamo quindi è di continuare a darci fiducia, sostenendoci sia come lettori del nostro sito web, sia come lettori delle informazioni sulle tante attività brussellesi ed europeee. Per effettuare una sottoscrizione volontaria (di qualunque importo con un minimo di 20 euro), ecco le nostre coordinate bancarie: Banca ING Intestato: ASSODILIT Causale: Sottoscrizione ASSODILIT Per essere membro attivo con diritto di voto alle Assemblee generali bisogna versare la modica soma di 20 euro sul conto 310 – 1256506-54 intestato a ASSODILIT - Causale: membro attivo L’Assodilit vi terrà informato della ricevuta di membro o di SOTTOSCRIZIONE VOLONTARIA. Ci é gradito ricevere informazioni dalla tante associazioni culturali italiane e italo europee presenti in EUROPA, organizzazioni culturali e informative, organismi economici italiani ed europei nonchè da notiziari in lingua italiana. Metteremo il più possibile sul nostro sito www.assodilit.org che invitiamo a far conoscere ai vostri amici e conoscenti Vogliamo in pratica rafforzare la presenza della nostra lingua e cultura nel mondo. Ringraziamo e porgiamo cordialissimi saluti Per la presidenza ASSODILIT Gianni Copetti Segretario generale

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